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Volkswagen mangia virus.

Riapre il colosso dell’auto fissando uno standard e giocando con il proprio logo.

 

Per celebrare la ripartenza, la Volkswagen, il più grande produttore di auto del mondo, ha proiettato su un muro del suo quartier generale a Wolfsburg il proprio logo ruotato di 90 gradi in versione Pac-Man che mangia il coronavirus – la foto è stata scattata da Fabian Bimmer per Reuters.

Ieri si è celebrata la riapertura, a Wolfsburg è arrivato il 30 per cento dei dipendenti – è questa la capacità prevista per le prime due settimane – con la divisa da indossare soltanto al lavoro, le sovrascarpe, la temperatura misurata a casa prima di uscire (non quando si è già arrivati come si fa altrove, a partire dalla Cina) e il pranzo al sacco.

Le misure della ripartenza pensate da Volkswagen sono molto articolate – “mai lavorato in queste condizioni”, dicono i sindacati, che stanno leggendo tutti i documenti e offrono collaborazione – e fanno da copione per le altre grandi aziende del settore. Le mascherine sono obbligatorie, i tempi di cambio dei turni sono allungati per agevolare le distanze e l’assenza di contatti, mentre le postazioni di lavoro e i corridoi sono stati adattati in modo che non si debbano creare eccessive vicinanze. Non ci si passa più nulla di mano in mano, si appoggia come la saliera per i superstiziosi.

Ci sono cento nuove regole da imparare e sono stati stampati ottomila poster con le indicazioni principali per tappezzare uffici e fabbriche. Dalle decisioni a Wolfsburg dipende una catena del valore che impatta su 71 paesi e comprende più di 2.500 aziende: fissiamo lo standard, dicono i manager di Volkswagen, vogliamo sconfiggere il virus, ma ci diamo tempo e regole e chiarezza.

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